CHI
SONO
...
Mi chiamo Anna Rita, sono nata a Catania, ho conseguito il diploma di laurea in Decorazione presso l'Accademia di belle arti di Catania, istituto in cui mi sono definitivamente soffermata, dopo aver provato l'esperienza universitaria alle facoltà di Architettura e d'Ingegneria, entrambi percorsi che, pur non portati a termine, mi hanno permesso di imparare, rafforzare e definire tutta una serie di idee, che piano piano sono andate concretizzandosi all'interno del mio percorso formativo e di studi in campo artistico. Non nascondo il fatto che la strada percorsa è stata lunga e ancora non si è conclusa, ma, qualcosa forse comincia ad intravedersi...
Attualmente studio per l'abilitazione all'insegnamento delle materie grafiche e storico-artistiche.
Da ciò che sopra ho accennato, si sarà compresa la mia passione per quel "RAGGIO DI SOLE" che secondo me è l'arte, colei che ha il privilegio di permettere che ognuno possa esprimere al meglio se stesso attraverso musica, poesia, un immagine, una composizione di immagini, risolte in maniera pittorica e non attraverso le più svariate tecniche.
Ebbene, per quel che mi riguarda, ho sempre cercato di guardare in silenzio e con attenzione tutto quello che mi circonda, ascoltando quello che le cose vogliono dire, facendomi quindi un idea del loro essere. Spontaneamente sono arrivata a rappresentare fiori, alberi, paesaggi, persone, nature morte, così come esse appaiono nella realtà, ma c'è dell'altro. Perché.. il segreto che differenzia un artista dalla gente comune è che solo lui è in grado di continuare a guardare, guardare, per vedere ciò che sta dietro, oltre le cose reali. Tale meccanismo gli permette, gli da il diritto di potere disegnare, per esempio, una mela, che è mela ma che potrebbe non esserlo, perché è stata da lui rappresentata non con tutte le caratteristiche del frutto reale, ma con quelle del frutto che si trova oltre il mondo reale. Questo appunto è il passaggio cruciale: "guardare, guardare per vedere e poi capire".
Io ho guardato, riguardato e ho visto. Ciò che ho visto e che vedo si trova sulle mie tele, su fogli di carta, sulle pareti, su tutto quello che è pronto ad accogliere ciò che ho da dire.
Oltre la passione per le discipline pittoriche decorative, da sempre mi accompagna un profondo interesse per l’architettura, le cui forme di rappresentazione (quali la linea) si traducono in qualche modo nelle mie opere, geometriche, ordinate, organizzate, “asettiche”, luoghi di contrasto, collaborazione o raggiungimento di precario equilibrio tra due sfere così diverse come razionale e irrazionale, ordine e disordine.
Ancora, quello che vedo è fatto di linee, semplici e puri segni che creano forme, spazi, composizioni. La linea mi permette di gestire e controllare lo spazio che mi si pone d’avanti. Ciò mi dà certezze: certezze nella composizione, nei colori e nella gradevolezza dell’immagine che voglio proporre. La linea correndo lungo la superficie della tela, si spezza, si piega, crea delle curve, delimita spazi, tutto secondo la mia volontà. Insomma la sua presenza è viva all’interno delle mie rappresentazioni, anche se ormai non più come elemento fisico, bensì come un concetto, una regola, ma sì, come un “direttore d’orchestra” o meglio di composizione. Ciò è dimostrato dalla presenza di insiemi di forme, ognuna delle quali nasce da campiture di colore, senza che nessuna venga costretta entro una linea di contorno netta e marcata, ma al contrario si senta libera di entrare in contatto armonico o contrastante con quella adiacente; qui sono proprio le differenze cromatiche a stabilire il limite tra una forma e l’altra. Ne risulta una composizione fresca, leggera che permette alle diverse tonalità di colore di incontrarsi direttamente senza alcuno stacco o brusco intervallo. Proprio il colore a questo punto, dopo la linea, diventa protagonista in quanto capace di assumere sempre diversi toni, (così come potrebbe fare anche la forma modificandosi nelle dimensioni), riuscendo in qualche caso ad allontanarsi dalla sua natura originaria (quella nel bozzetto), per arrivare a risultati differenti, ma non per questo meno interessanti. In tal senso infatti, penso sia importante dirigersi verso una continua invenzione e innovazione, dove non è necessario attenersi scrupolosamente al bozzetto preparatorio, perché tradire “esteticamente” ma non “moralmente” fà parte del percorso pittorico, necessario per riuscire a proporre sempre soluzioni migliori di altre, insomma un mondo in continua evoluzione.
Mi è impossibile, al momento, abbandonare quel filo di ragione che permette alle mie opere di esistere. Senza quel filo, non sò, forse mi perderei, forse non ce la farei. La tentazione è forte, ma la ragione lo è ancora di più, ...
...ed è battaglia.
Una volta un collega pittore paragonò la mia mente ad un "cristallo", limpido e trasparente, in grado di vedere la realtà attraverso mille sfaccettature ma con occhio semplificatore. In effetti a volte pare che sia così, a volte invece regna il caos, ed io lì a faticare perchè si ristabilisca l'equilibrio...
Che dire delle geometrie, forme che racchiudono spazi, architetture, sono cose che amo, che mi affascinano, ho sempre pensato all'architettura come forma d'arte che appunto racchiude uno spazio a seconda del piacere e delle necessità dell'uomo, è per questo che essa riecheggia nei miei quadri, anche se entro un ambito bidimensionale.
Perchè questo stile?
Perchè tutto ciò, è il residuo delle mie esperienze, delle mie conoscenze, del mio vissuto.
Perchè ciò che vedo, nella mia mente subisce un processo di semplificazione e geometrizzazione, che viene poi a trovarsi sulla tela, è che rimane REALE; non esiste alcuna astrazione.
Perchè il processo che cerco di raccontare, mi viene naturale; ed è pura e semplice realtà, ciò che si vede.
Le mie opere, non sono altro che il frutto del mio vissuto, delle mie esperienze e del bagaglio culturale che fin’ora ha arricchito il mio essere artista.
Gli studi di architettura e ingegneria, l’amore per la natura ed il colore puro, danno vita a queste composizioni, nelle quali nulla è lasciato al caso. Si tratta di un vero e proprio progetto che sviluppato sulla carta si trasferisce poi nella tela (come in questo caso) o su altro supporto. Lo spazio che ho a disposizione viene da me organizzato, misurato e trattato con la massima cura e precisione, tramite il mescolarsi di colori e forme, come se si trattasse di un’”architettura del quadro” (Matisse).
Al primo sguardo le mie opere appaiono astratte, ma tengo a precisare che di astratto non c’è proprio nulla, perché tutto ciò che rappresento rievoca sempre immagini reali (elementi naturali, paesaggi, persone ecc), le quali subiscono esclusivamente un processo di semplificazione e geometrizzazione cioè riduzione a pura forma geometrica, pur mantenendo intatti forma originaria e colore dell’oggetto rappresentato.
Provengo dalla scuola di Decorazione del prof. Brancato all’Accademia di Belle Arti; è per questo che le mie opere possiedono un sapore fortemente decorativo. Questo è il motivo per cui credo che esse siano ambivalenti (cioè abbiano una doppia velenza), si presentano come quadro, fine a se stesso il quale vive della propria fisicità e del proprio essere, oppure come pannello decorativo ( e mi piace molto considerarli tali), perché si dice appunto pannello decorativo l’opera pittorica che viene pensata per dialogare con lo spazio o l’ambiente che l’accoglie, per entrare in rapporto con esso, invadendolo (nel senso più felice del termine) della propria presenza, completandolo, addirittura arredandolo, attraverso i temi, i colori e le forme che lo costituiscono.
Questo, in breve, è il percorso che seguo, quando creo le mie opere.